Chi sono

Un modo diverso di incontrare il dolore, senza combatterlo e senza evitarlo.


Non credo che le persone siano sbagliate.
Credo che, a volte, portino dentro un peso che è diventato troppo grande da sostenere da soli.

Nel mio lavoro incontro spesso persone che, da fuori, funzionano.
Lavorano, tengono insieme tutto, vanno avanti.
Ma dentro si sentono sotto pressione, bloccate, stanche.

È lì che lavoriamo.

Non tanto per “aggiustare” qualcosa,
ma per comprendere cosa si è costruito nel tempo per sopravvivere,
e cosa oggi non serve più.


Il mio approccio integra mente e corpo.
Utilizzo strumenti riconosciuti come EMDR, Analisi Bioenergetica, Mindfulness e approcci di terza generazione come l’ACT.

Ma, più degli strumenti, è centrale il modo in cui lavoriamo:
con attenzione, rispetto, e senza forzature.

Perché ogni sintomo ha avuto una funzione.
E ogni parte di sé merita di essere ascoltata, non eliminata.


Nel percorso terapeutico non sei mai “un problema da risolvere”.
Sei una persona che prova a stare meglio, con le risorse che ha avuto.

Il cambiamento, spesso, non avviene spingendo di più.
Avviene quando si crea uno spazio diverso:
più sicuro, più consapevole, più autentico.

È da lì che qualcosa, finalmente, può iniziare a muoversi.


Se senti che così non puoi più andare avanti,
forse non è perché sei sbagliato.

Forse è il peso che stai portando da troppo tempo.